La polenta come la fanno i miei, come la facevamo con i compagni d’università le cene in campagna:
1 litro d’acqua per 150g da farina di mais (quella di mio padre, che Antonella dice essere più sottile di quella in commercio), per due persone. Noi eravamo quattro, ho messo poco meno di mezzo litro d’acqua in più.
45′ almeno si ebollizione girando di tanto in tanto con la cucchiara si legno ed è pronta da stendere per gravità sulla spianatora in legno. Il resto degli ingredienti va in pentola a pressione per più o meno lo stesso tempo e usato per condire la polenta dopo aver messo da parte la carne (come
fosse uma pizza…), gran spolverata di pecorino romano. Poi sopra la carne, e che ognuno mangi solo i pezzi che riesce a raggiungere mangiando la polenta necessaria per arrivarci sotto!!
E per dolce la torta che ha portato Monica: un gran bel ciambellone.
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La polenta. Wow!
In Carne, Latticini, Panino, Polenta, Pranzo, Verdura cotta on 13 Ottobre 2008 at 19:02Sua Maestà “La Carbonara”
In Cena, Uova on 5 Ottobre 2008 at 23:01La carbonara è a buon ragione il vero mito tra i tanti tipi di pasta; per le subdole variazioni dei suoi ingredienti, per il posto di rilievo che ricopre nell’immaginario delle ricette nonostante sia priva dell’abusatissima salsa di pomodoro per esempio. E perché è – se fatta ad arte – assolutamente organiletticamente divina (c’ha ‘n sapore ch’è ‘na poesia!).
Ma come si fa? Cosa la rende speciale? Quali i piccoli trucchi?
Come sempre – a mio dire – il segreto con le ricette della tradizione è di rispettarla la tradizione, senza prender scorciatoie.
Quindi, in questo caso:
- guanciale e non pancetta, e non affumicata comunque poi magari uma volta parliamo del perché.
- pecorino romano, non sardo e certo non parmigiano
- niente panna, nemmeno da lontano, di nessun tipo
- tagliare il guanciale in pezzetti piccoli e senza buttar via il grasso (non si può far una frittata senza rompere delle uova e nemmeno questa pasta senza darle il SUO sapore) e farlo cuocere in una padella ampia sul fornello più piccolo al fuoco più basso che potete. È la prima cosa da metter su, così avrà tutto il tempo di cuocersi
- amalgamare (con la forchetta) un rosso d’uovo a persona più un uovo intero insieme a sale, molto pepe bianco o nero e un volume almeno tre-quattro volte quello delle uova di pecorino grattuggiato; non lesinare né in pepe nè in soprattutto in pecorino. Quest’ultimo deve essere abbastanza da rendere il composto cremoso come un gelato
- uma volta scolata la pasta saltarla con il guanciale a fuoco vivo, spegnere il fuoco e continuare a vestire la pasta finché sentite sfeigolare; a quel punto aggiungete la crema, mescolando avendo cura che non si cuocia ( quando la pasta non sfrigola più è solitamente perché la padella non è più così calda da cuocere l’uovo)
- nel servire renderla nera “come il carbone” in superficie, portate a tavola e lí mescolate
- consiglio del vino rosso fermo da pasto o del bianco dei castelli romani
(per il diario)
Come contorno, stasera, insalata radicchio spumiglia e cipolla condita sale, aceto e olio (in quest’ordine rigoroso)
E uva bianca Regina